Depenalizzazione atti vandalici sulle auto: un chiarimento

Depenalizzazione atti vandalici sulle auto: un chiarimento

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Il decreto legislativo 7 del gennaio 2016 sulle depenalizzazione ha creato un gran caos tra Polizia, Carabinieri, compagnie di assicurazione e Cassazione: è infatti successo molto spesso, negli ultimi mesi, che dei cittadini si siano rivolti alle autorità competenti per denunciare degli atti vandalici subiti alle proprie automobili, vedendosi però rifiutare questa possibilità. Questo è successo perché il decreto sulla depenalizzazione ha cancellato dal Codice penale il reato di danneggiamento semplice, il che ha portato Polizia e Carabinieri a rifiutare molte denunce per atti vandalici, come le classiche quanto odiose righe sulle portiere fatte con le chiavi da teppisti o presunti tali. Ma è davvero così che va interpretato questo decreto? E qual è la differenza tra reato semplice e reato aggravato, intorno alla quale gira tutto il provvedimento?

Il decreto sulla depenalizzazione e il caos operativo

Tutto questo caos è il frutto di una comunicazione incompleta e sommaria a livello delle istituzioni: l'Arma dei Carabinieri, per esempio, ha sì comunicato ai propri comandi l'entrata in vigore del decreto legislativo riguardante le depenalizzazioni, senza però fornire ulteriori disposizioni operative per eventuali atti di vandalismo. Da qui il caos, quando invece sarebbe bastato precisare che non è stato modificato in nessun modo l'aspetto penale relativo al danneggiamento dei veicoli, il quale prevede sempre e comunque una sanzione pecuniaria amministrativa fino agli 8.000 euro. Questo significa che, nel momento in cui qualcuno trova la propria auto fatta oggetto di atti vandalici, può prima di tutto attivare l'eventuale polizza 'atti vandalici' sottoscritta con la propria compagnia di assicurazione, e poi sporgere denuncia presso la più vicina stazione di Polizia o dei Carabinieri.

Reato di danneggiamento semplice e aggravato

Il reato di danneggiamento vandalico, dunque, resta, ma è tutto qui: è anche perseguibile d'ufficio. Questo significa che le indagini delle forze dell'ordine non abbisognano nemmeno dell'interesse della parte denunciate, fino ad arrivare ad un eventuale processo. A chiarire questo aspetto è stato il sottosegretario alla Giustizia durante un'audizione della Commissione Giustizia alla Camera. Ma perché il reato di danneggiamento delle automobili non è stato modificato dal decreto? Facile da spiegare: tale reato non è infatti 'semplice', bensì 'aggravato', in quanto realizzato su «cose esposte per necessità alla pubblica fede». Se infatti una persona parcheggia l'auto lungo la strada o in un parcheggio pubblico, la espone automaticamente alla 'pubblica fede': da qui la possibilità di perseguire d'ufficio senza nemmeno la necessità di una denuncia. Il reato di danneggiamento diventerebbe invece semplice laddove l'automobile risultasse posteggiata in parcheggi dotati di sorveglianza.

 

 

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